Buon Primo Maggio

30 aprile 2018

Il Primo Maggio, rappresenta, senza alcun dubbio, una tra le ricorrenze più popolari, riconosciuta con un’ampiezza universale che pochi altri eventi possono vantare.

La Festa dei Lavoratori, come comunemente denominata, non sono mai riuscito a viverla né con un pensiero di allegria né tantomeno di spensieratezza, al contrario, evoca momenti sanguinosi, di sofferenza, di tante battaglie vinte ma anche perse.

Il primo maggio non può essere circoscritto alla “sola” ricorrenza del lavoro ma deve rappresentare il dolore dell’umanità innanzi alle ingiustizie, le ineguaglianze, le differenze e le indifferenze che, inevitabilmente un lavoro sporco, troppo spesso, di sangue, di malattie, di emarginazione e di soprusi provoca all’interno delle famiglie ma soprattutto all’intero tessuto sociale. Lo scorso anno le morti sul lavoro hanno toccato un livello raccapricciante di tre al giorno in Italia, edilizia, agricoltura e logistica rappresentano i luoghi più pericolosi, dove lavorare ma anche quelli con meno presenza del Sindacato.

Nella mia esperienza sindacale sono entrato in contatto con molti lavoratori della Logistica e del Recapito “privato”, dove il Contratto di Lavoro è una chimera, la sicurezza rappresenta una “perdita di tempo” ma soprattutto dove non ci si iscrive al Sindacato per timore di essere licenziati.

C’è un bisogno enorme di legalità, di equità e di giustizia nel diffuso mondo del “lavoro nero”, che continua a proliferare malgrado sconti, defiscalizzazioni e aiuti finanziari concessi agli imprenditori del nostro Paese. Purtroppo il noto Jobs Act ha dimostrato, nel caso ce ne fosse stato bisogno che, un pessimo imprenditore non vuole aiuti per la sua azienda, ma vuole solo arricchirsi speculando sulla vita di tante persone disperate.

Questo deve essere il posto del Sindacato, questo deve essere il posto delle Istituzioni, questo deve essere il posto della Legge, troppo spesso derisa, aggirata, evasa per pochi sporchi denari.

E’ profondamente ingiusto essere poveri perché questo distrugge la dignità umana e tutti abbiamo diritto a una vita migliore, ma sempre più spesso succede che anche un lavoratore è reso povero perché sacrificato in nome delle carriere che consente differenze economiche fino a 400 volte tra il livello professionale minore e quello apicale di un’azienda.

Oggi come allora il lavoro non rappresenta il riscatto di ognuno ma la fortuna economica di pochissimi!

Tutti abbiamo l’obbligo di non chiudere gli occhi, di non tacere, abbiamo il compito di tentare con tutte le forze di modificare anche ciò che sembra immutabile perché tutti abbiamo il diritto di sperare, ANCOR PRIMA DI VIVERE, una vita migliore.

 

Un abbraccio a voi, alle vostre famiglie ma soprattutto a coloro che hanno ancora voglia di spendere caparbiamente una piccola parte della propria vita per costruire la libertà di tutti.

 

                                               SLP CISL ROMA CAPITALE E RIETI

 

 

                                                                                                                   Il Segretario Generale

                                                                                                                        Franco Polverino                                                                                                

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